associazione culturale katyn


Magenta taglia i fondi alle paritarie. La petizione dei cittadini: «Ci tolgono la libertà di educare»

La decisione dell’amministrazione di sinistra del Comune lombardo rischia di far chiudere due asili. Intervista all’ex sindaco Luca del Gobbo: «Ragioni ideologiche»

scuola_0-jpg-crop_display«Se fosse un problema economico, il sindaco dovrebbe stanziare i fondi per le scuole paritarie. La scelta opposta graverà sul bilancio comunale». Dopo i casi di Bologna e Milano, Luca Del Gobbo, consigliere del Pdl in Regione Lombardia e ex sindaco del comune di Magenta dal 2002 al 2012, commenta così la decisione dell’attuale amministrazione che ha riconosciuto a parole il ruolo pubblico delle scuole paritarie come risorsa per tutti i cittadini, ma che, di fatto, ha tagliato del 40 per cento i finanziamenti a loro destinati.

SCELTA CONTROPRODUCENTE. La paura di Del Gobbo è che si torni alla situazione di dieci anni fa: «Quando fui eletto le materne pubbliche erano sature, mentre l’asilo delle suore Canossiane e la scuola dell’infanzia De Andrea Giacobbe rischiavano la chiusura». Le possibilità erano due: «O costruire altre scuole pubbliche, spendendo cifre esorbitanti e privando i cittadini della libertà di educazione, oppure sostenere le scuole paritarie già funzionanti». Stipulando convenzioni con gli istituiti paritari, il Comune risparmiò e permise alle famiglie di continuare a scegliere.
Davanti allo stesso scenario, l’attuale sindaco, Marco Invernizzi (Pd), dopo aver pubblicamente sostenuto il valore delle scuole paritarie, ha inviato una lettera ai cittadini dichiarando che, per problemi di budget, avrebbe tagliato i fondi alle materne convenzionate, che ora rischiano di chiudere. Immediatamente, un gruppo di cittadini ha lanciato una petizione che in pochi giorni è stata sottoscritta da quasi 500 persone: «È incomprensibile – si legge – la decisione di tagliare tali contributi con motivazioni economiche, sia perché l’esistenza di queste scuole è economicamente conveniente per lo stesso Comune che non sarebbe in grado di provvedere al bisogno ricettivo a cui esse rispondono, sia perché si viene a ledere, nei fatti, un diritto fondamentale quale quello della libertà di educazione».

INTENZIONI DUBBIE. Il sospetto che quella di Invernizzi sia una scelta ideologica viene dai numeri: «L’amministrazione attuale – continua Del Gobbo – ha parlato di grave crisi di bilancio, ma questo supera i 30 milioni di euro, poco meno di due anni fa. Per sostenere le scuole paritarie servono circa 80 mila euro; al contrario, per aprire una struttura statale, sopperendo alla chiusura delle prime, sono necessari milioni di euro, a cui vanno aggiunte le spese di gestione». Inoltre, come emerso dagli ultimi dati del Miur, un alunno di una scuola statale dell’infanzia costa 6.351 euro all’anno, contro i 610 di un allievo di una paritaria.
Il dubbio che i tagli abbiano ragioni tutt’altro che economiche sorge anche davanti alle richieste di parte della maggioranza, che ha invocato esplicitamente la fine della collaborazione fra il Comune e le scuole paritarie: «È responsabilità dello Stato provvedere a garantire un sistema scolastico statale, pubblico, dignitoso e funzionale alle esigenze dei cittadini. Chi vuole una scuola privata è libero di farlo, ma visto che può se la deve anche pagare», ha dichiarato il consigliere comunale Manuel Vulcano (Prc).

FAMIGLIE IN CRISI. Anche per questo Del Gobbo appoggia la petizione dei cittadini che chiede al sindaco di rivedere le sue posizioni: «Perché dietro la sussidiarietà e la libertà di scelta difese a parole si nasconde una prassi opposta: il Comune ha preferito investire migliaia di euro in trasporti e nuove tecnologie, tagliando fondi destinati alla rete sociale sussidiaria. Ad esempio ha tolto finanziamenti agli oratori, che di fronte alla domanda crescente dei genitori hanno risposto pagando di tasca propria. Non condanno le scelte di Invernizzi, ma qui siamo di fronte a ragioni ideologiche che hanno un prezzo sopratutto per le famiglie in difficoltà. Sostenere il contrario non è solo dispendioso, ma disonesto».


tratto dalla rivista Tempi
Make a Free Website with Yola.