associazione culturale katyn



MILANO: LA VERGOGNOSA VICENDA DELLE GIORNATE PER LA VITA DAVANTI ALLA MANGIAGALLI, MOLESTATE DAGLI ANARCHICI
CON LA QUESTURA CHE LASCIA FARE I PROVOCATORI E ALLA FINE SPOSTA LA MANIFESTAZIONE, INCHINANDOSI  AL RICATTO DEI PREPOTENTI

Il Questore di Milano si inchina alla dittatura degli antagonisti e toglie i diritti ai cittadini

Vergognosa gestione (e ricostruzione) delle giornate di preghiera per la vita alla Mangiagalli da parte della questura:   Aggrediti e aggressori messi sullo stesso piano. Tappata la bocca ai pro-life e lasciati i provocatori liberi di provocare. 

E' questa la funzione della polizia???????????

Ovvero:  regime-MILANO contro la vita e la libertà                    


PREMESSA

Noi non siamo certo contro i questori o le forze dell’ ordine per principio.  Anzi, siamo rispettori della loro autorità e vorremmo proprio poter fare affidamento su di loro!   Ma proprio per questo, per amore di verità non possiamo tacere il vergognoso e paradossale comportamento (e ricostruzione dei fatti) da parte della questura di Milano nella vicenda delle giornate di preghiera per la vita indette da alcune associazioni pro-life e sabotate da parte dei noglobal, per essere poi "trasferite" dal questore Savini "per motivi di ordine pubblico".


IMMAGINA...

Per capire quanto successo utilizziamo una metafora. Che poi non è tanto metafora, ma esattamente quanto accadunto, sia pure trasposto a livello di una singola persona.

Immaginate che voi camminiate tranquilli per strada. Ad un certo punto venite affiancati da qualcuno che vi provoca, vi insulta, vi urla volgarità e cerca pure di aggredirvi. E questo non per pochi minuti, ma costantemente e per ore e ore.

Immaginate anche che il molestatore , come se non bastasse, esponga anche dei cartelli dove invita a bruciare la vostra casa e tutta la vostra famiglia.

Immaginate poi che la polizia, al corrente della cosa, lasci fare il molestatore,  limitandosi ad impedire (senza riuscirci del tutto) il contatto fisico.  Ma lasciandolo strillare, insultare e provocare. Immaginate cioè che, in pratica,  la polizia protegga il molestatore nell' "esercizio delle sue funzioni" (di molestatore).

Immaginate che voi, vi sforziate di non reagire e stiate sempre calmi, salvo una volta o due (nell’ arco di molte ore di molestia), sbottiate con qualche  “ma vattene….”  Rivolto al molestatore.

Immaginate anche che queste molestie si verifichino non un giorno, ma più giorni, e che alla fine il Questore consideri voi un problema di ordine pubblico e vi impedisca di camminare, o vi mandi a fare la passeggiata da un’ altra parte della città. 

Immaginate infine che la polzia giustifichi il provvedimento parlando di “opposte provocazioni”  e perchè avrebbe " tutelato sia il vostro diritto a camminare, che il diritto del molestatore a molestarvi”. 

Ebbene, tutto questo non è fantasia;  Non è un racconto dell’ assurdo o della paranoia,  ma rispecchia quanto verificatosi.

Lasciamo a voi giudicare se quanto diciamo è vero.


I FATTI (peggiori dell' immaginazione)

Alcune associazioni  pro-life avevano  indetto per quest’ anno  delle giornate di preghiera davanti ad una delle principali cliniche abortiste di Milano (la Mangiagalli).  Le giornate di preghiera  si sarebbero dovute svolgere ogni primo sabato dei mesi dispari (quindi 5/6 giorni in un anno) e consistevano nell’ essere presenti  fuori dall’ ospedale con cartelli e volantini e pregare a bassa voce. Il tutto ovviamente dichiarato alla Questura e autorizzato dalla stessa.

La prima volta in cui si è svolta questa "preghiera per la vita" è stata a gennaio.    Non c’ era nessun molestatore presente, e tutto è filato liscio, senza disturbo per nessuno.
i manifestanti pro-life, autorizzati e tranquilli, nonostante le molestie

Ma la cosa ha evidentemente dato fastidio a chi non sopporta che ci sia qualcuno che la pensa diverso da lui.  Quindi a marzo, un gruppo di circa 15 fra femministe e militanti dei centri sociali è convenuto sul posto e ha passato la mattina ad urlare slogan e provocare.    Ci gridavano di tutto, perfino “assassini e stupratori” ed esponevano manifesti del tenore di quello mostrato nella foto qui sotto, in cui si incita a dar fuoco i CAV (centri aiuto alla vita), con gli obbiettori dentro.   Ci  catechizzavano sui nostri diritti (rivisti da loro) strillandoci  che “non si prega per strada , ma nelle chiese”.  Facevano del sarcasmo anchen quando mangiavamo i panini all' ora di pranzo, dicendo che eravamo "cannibali".    Ci intimavano  di andarcene.

i provocatori protetti dalla polizia