Apprendiamo che il centro delinquenziale fascista rosso sos fornace organizza una "cena vietnamita", nell' edificio rubato in via Moscova.

Certo ne hanno di faccia tosta questi lugubri individui.

Il Vietnam è uno degli esempi più eclatanti di quello che porta l' ideologia da loro propugnata, cioè il comunismo. 

Il Vietnam è un regime oppressivo, disumano e dittatoriale.  Dove addirittura agli oppositori (ad eempio le popolazioni montagnard del vietnam centrale), viene impedito di celebrare il Natale.

Ma non troverete certo qualche accenno di critica o denuncia a tale schifosa tirannide da parte dei nostri "centri socialI". Che si limitano al Vietnam solo per fare le "cene".

I 90 milioni di vietnamiti ovviamente possono marcire nel grande carcere del regime comunista e chissenefrega. 

Se ad essere violati sono i diritti (veri o presunti) dei "campesinos" dell' america centrale,  allora fuoco e fiamme, e manifestazioni di piazza.  Ma se a patire la totale e disumana violazione di ogni diritto civile e democratico sono centinaia di milioni di persone che ancora vivono nei regimi rossi, allora zitti e ... Mosca.

Mentre i Kompagni nostrani si ingollano di involtini primavera,  noi vi segnaliamo i veri eroi che anche in quei posti "resistono" (ai regimi di cui i centri sociali sono propugnatori).

13-2-2012


09/02/2012 11:40
VIETNAM
Dissidente buddista vietnamita nominato al Nobel per la pace 2012
Il venerabile Thich Quảng Độ, patriarca della Chiesa unificata buddista del Vietnam (Cubv), è fra i leader della lotta per i diritti umani e la libertà religiosa nel Paese comunista. Ancora oggi vive agli arresti domiciliari nel monastero di Thanh Minh Zen. Nei mesi scorsi ha sfidato il governo, invitandolo a sfuggire alla "morsa cinese".


Ho Chi Minh City (AsiaNews) - Il venerabile monaco Thich Quảng Độ, patriarca della Chiesa unificata buddista del Vietnam (Cubv), è fra i nominatii al Nobel per la pace 2012, con sostegno trasversale di parlamentari statunitensi ed europei. La conferma arriva dal Comitato vietnamita per i diritti umani, dopo che il primo febbraio scorso sono scaduti i termini di presentazione delle candidature; il vincitore verrà annunciato, come di consueto, verso la metà di ottobre. Ancora oggi l'83enne monaco e attivista per i diritti umani vive agli arresti domiciliari nel monastero di Thanh Minh Zen, a Ho Chi Minh City. Nei mesi scorsi, durante le rivolte anti-Pechino per le dispute nel Mar cinese meridionale, egli ha inviato una lettera al segretario generale del partito comunista del Vietnam, Nguyen Phu Trong, sfidando apertamente il regime. Il solo modo per sfuggire alla morsa cinese, suggeriva nella missiva, è "iniziare una transizione pacifica alla democrazia, affinché il nostro Paese possa respirare attraverso le narici dei 90 milioni di persone che compongono il Vietnam".

Dagli anni '60 Thich Quảng Độ è membro direttivo della Chiesa buddista vietnamita; per la sua opposizione al regime comunista, egli è stato incarcerato diverse volte e ancora adesso sconta una pena agli arresti domiciliari per aver lanciato, nel 2001, il celebre "Appello per la democrazia in Vietnam". Fin dalla caduta di Saigon e l'ascesa al potere dei nord-vietnamiti, il monaco ha lanciato proteste e manifestazioni in difesa dei diritti umani e della libertà religiosa nel Paese. Bollato come un "ostacolo" all'operato del governo, nel 1977 ha subito il primo provvedimento di fermo, cui sono seguite torture in carcere e un processo con l'accusa di "turbativa alla pace" e "diffusione di false informazioni".

Assolto e rilasciato, viene arrestato nel febbraio 1982 perché appartenente a un movimento dichiarato nel frattempo "illegale" dal regime comunista. Dopo dieci anni di confino, nel 1992 è tornato a Ho Chi Minh City dove, tre anni più tardi, viene di nuovo arrestato per le denunce di persecuzioni contro la Chiesa buddista e i suoi fedeli. Nel gennaio 2008 la rivista A Different View lo ha inserito nella lista dei 15 "Campioni della democrazia mondiale", accanto a personalità di livello fra cui Nelson Mandela, Lech Walesa, Corazon Aquino e Aung San Suu Kyi. (dallla agenzia Asia News).